La Mauritania, estrema propaggine occidentale del Sahara a sud del Marocco, è una meta praticamente ancora sconosciuta anche ai grandi viaggiatori e agli appassionati di deserto. Eppure è una destinazione di notevole bellezza, anche se un po’ costosa e con poche strutture ricettive.

A colpire i rari visitatori sono in particolare la diversità ambientale tra la fascia costiera atlantica e l’interno desertico, le tribù maure che ancora popolano numerose il deserto con le loro mandrie di capre e di dromedari, il dualismo tra pastori nomadi e agricoltori sedentari, presenti soprattutto al sud fino alle rive del fiume Senegal, gli abbondanti insediamenti preistorici risalenti fino al Paleolitico, i numerosi villaggi di epoca medievale, un tempo importanti nodi carovanieri  e rilevanti centri culturali, oggi purtroppo in procinto di essere inghiottiti e cancellati dalla sabbia del deserto che avanza implacabile e inarrestabile.

La repubblica islamica di Mauritania è grande tre volte l’Italia ma conta appena un milione e mezzo di abitanti, gran parte nomadi, occupando il deserto ben quattro quinti del territorio; solo il sud rientra nella fascia saheliana e l’effetto dell’oceano termina alle prime dune. Domina una struttura feudale divisa rigidamente in caste, dove i mauri di origine arabo-berbera stanno al vertice e i neri autoctoni alla base; in pratica vige ancora la schiavitù, abolita solo a parole nel 1980, ma in compenso le donne, non velate, godono di relativa libertà e dignità.

Nell’estremo nord oceano e deserto si compenetrano a tal punto da sembrare brandelli di deserto in mezzo al mare; nell’area del parco marino del Banc d’Arguin le disabitate isole di sabbia e i bassi fondali ricchissimi di pesci e di plancton ospitano una delle maggiori concentrazioni al mondo di uccelli acquatici. 

Mauritania. Dall'oceano al deserto