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Forte di San Leo Cagliostro rocca prigione

Rimini, il fantasma del Forte di San Leo

Nella storica prigione di San Leo si aggira lo spirito di Cagliostro, incapace di trovare pace

Forte di San Leo
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19239645
Di Edisonblus - Opera propria, CC BY-SA 3.0
Sulla cima di un’altura un tempo ritenuta sacra, un masso aguzzo con una parete a strapiombo che si staglia sul paesaggio appenninico, sorge il Forte di San Leo, rocca che svetta sull’omonimo paese in provincia di Rimini – anche se fino al 2009 ha fatto parte delle Marche - la cui storia è punteggiata di vicende cruente, tanto che ancora oggi ospiterebbe un ‘illustre’ fantasma incapace di trovare la pace. 
San Leo è una cittadina che nel Rinascimento ebbe un ruolo di rilievo in quanto Ducato di Montefeltro, ma già nel Medioevo fu investita del titolo di Capitale del Regno Italico di Berengario II, ultimo re Longobardo in Italia. Un primo edificio in cima allo spuntone roccioso venne costruito dai Romani, fu quindi conteso durante il medioevo tra Bizantini, Franchi, Goti e Longobardi, fino ad entrare in possesso dei Montefeltro nel ‘400, quindi dei Borgia nel ‘500. Per alcuni anni montefeltrani e papato si contesero la rocca, ambita per la sua posizione strategica e per la struttura che nel frattempo era stata ampliata e perfezionata, garantendo un ottima difesa e possibilità di controffensiva. E’ nella prima metà del ‘500 che il forte di San Leo viene adibito ad uso prigione anziché militare, sotto il possesso dei Della Rovere, il cui destino si intreccia con il Ducato di Urbino e a sua volta con lo Stato Pontificio.
Una storia travagliata quella della rocca di San Leo, almeno quanto la vita dei prigionieri che qui vennero rinchiusi: morto di stenti e sofferenze, e privato di una degna sepoltura, lo spirito di uno dei nomi più mitologici della storia italiana si aggira ancora in questa rocca, Cagliostro. L’alchimista fu condannato dalla Chiesa ad essere per sempre recluso per espiare le sue colpe (eresia, bestemmia, truffa, calunnia, massoneria, tra le tante accuse), e la fortezza di San Leo fu la sua prigione a partire dal 1671. Chiuso in una cella all’inizio della detenzione, quindi spostato in una stanza talmente angusta da essere chiamata ‘il pozzetto’, senza porte (il detenuto e il cibo venivano calati da una apertura sul soffitto, proprio come in un pozzo) e con una minuscola finestra, Cagliostro perse via via la ragione, sopravvivendo per 6 anni in quel tumulo che divenne anche la sua tomba. Venne trovato semi-paralizzato sul tavolaccio della sua micro-cella, e dopo 3 giorni di stato apoplettico morì: venne sepolto appena fuori dalla rocca, nella terra nuda. Solo più tardi, si narra, truppe polacco-francesi in guerra col papato conquistarono la rocca liberando i prigionieri e rinvenendo il cadavere, al quale dettero sepoltura più degna. Ma a questo punto le fonti diventano incerte, tanto che esiste anche una forte teoria su un eventuale scambio di persona. Si dice che lo spirito di quest’uomo non abbia mai trovato la pace, tanto che ancora oggi si possono udire i suoi agghiaccianti lamenti dal fondo del pozzetto espandersi per tutta la rocca.
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