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Monterano Lazio

Le antiche rovine della città perduta di Monterano

Nella Maremma Laziale il borgo abbandonato incanta ancora per le sue suggestioni

Lazio, ruderi di Monterano
©iStokphoto
Lazio, resti del borgo di Monterano con la fontana del leone
Chi si trova a visitare la Maremma Laziale non può mancare una sosta all’antica Monterano, un luogo particolarmente suggestivo a meno di un’ora di macchina da Civitavecchia. E’ una sorta di città perduta dall’incredibile bellezza. Talmente scenografica che spesso viene ricordata per essere stata scelta come set di importanti film, come Ben Hur, Bracalone alle Crociate, Guardie e Ladri, il Marchese del Grillo. Effettivamente, assaporando le sue atmosfere gotiche, sembra di essere in un film. Le sue rovine si trovano nel cuore di una suggestiva riserva naturale, tra pascoli verdi, rocce vulcaniche e boschi. E’ situata ad ovest del Lago di Bracciano, a circa 2 chilometri dal paese di Canale Monterano, e il suo abitato è stato eretto a cavallo tra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini, nel cuore della Riserva Naturale di Monterano.

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Sorta in epoca etrusca su una piccola altura di tufo, conserva ancora oggi le tracce del suo passato. Dagli etruschi agli antichi romani che qui hanno costruito molte opere ed ampliato la rete viaria, la città cade in seguito sotto la dominazione longobarda e viene drasticamente decimata. Dal Medioevo in poi, Monterano ha visto l’alternanza di periodo floridi e altrettanti di spopolamento, raggiungendo il suo massimo splendore nel Seicento grazie all’intervento di Papa Celemente X che commissionò la costruzione di diverse opere di Gian Lorenzo Bernini, il quale trasformò la fortezza in un palazzo ducale barocco, con la splendida fontana del Leone divenuto il simbolo cittadino. Alla morte del Pontefice, Monterano passa dallo Stato Pontificio alla Repubblica Romana e da quest'ultima allo Stato Borbonico, iniziando un lento ed inesorabile periodo di decadenza che culmina nel 1770 con un'epidemia di malaria ed infine con l'assalto dalle truppe francesi che portano l'intera popolazione alla fuga.

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Quello che affascina di Monterano, al di là che con il tempo ha assunto la connotazione di paese fantasma, è la commistione dei generi architettonici. Nella fitta vegetazione si intravedono costruzioni di epoca etrusca, come i sepolcreti, poi utilizzati come cantine, e l’acquedotto all’ingresso del borgo appare come una grande porta della città. E, man mano si risale la strada verso l’antico nucleo cittadino, si stagliano le imponenti rovine del Palazzo Baronale, con la Statua del Leone e il campanile della cattedrale. Il luogo che ha il tocco più fiabesco è però Piazza San Bonaventura, che conserva una fontana a pianta ottagonale e l’omonima chiesa nella cui navata si trova oggi una grande pianta di fico. 
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