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Giulia Farnese castello Carbognano

Giulia Farnese, gli indecifrabili simboli nella stanza

La stanza della signora di Carbognano è disseminata di simboli mitologici di difficile interpretazione

Castello di Carbognano
Di Croberto68 - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14789878
Vista di Carbognano con il castello
La storia di Giulia Farnese è velata di alcune componenti misteriose. Sappiamo molto della sua vita: fu grazie a lei che la famiglia Farnese diventò grande e potente, e non solo perché divenne l’amante di uno dei papi più controversi del Rinascimento, Alessandro VI (Rodrigo Borgia). Protagonista di alcuni momenti chiave nella storia della famiglia Farnese, è anche una donna il cui volto è rimasto un mistero: non vi è nessun ritratto certo di Giulia Farnese che sia giunto ai giorni nostri. Solamente alcune possibili attribuzioni, e un bassorilievo nel cortile della sua residenza nel feudo viterbese. Inoltre, è un mistero anche il suo luogo di sepoltura, mai trovato. 
 
L’immaginario legato a Giulia la Bella (questo il suo soprannome) si infittisce di ulteriore mistero quando si entra nelle sue stanze di Palazzo Farnese a Carbognano, in provincia di Viterbo, dove ella si ritirò negli ultimi 20 anni circa della sua vita. La dimora, a tutti gli effetti un castello, fu fatta riccamente restaurare, decorare ed affrescare da Giulia. Con immagini che ancora oggi suscitano non pochi dubbi negli storici. Sono difatti figure allegoriche tra mito e leggenda a decorare i soffitti e le pareti delle sue stanze, cicli pittorici che non si è riusciti ad interpretare in modo univoco. 
 
Figura ricorrente negli affreschi del palazzo di Carbognano (e nell’iconografia dei Farnese) l’unicorno, o liocorno. Animale mitologico, cui significato allegorico in epoca rinascimentale si riferiva da un lato alla purezza, alla verginità, dall’altro all’intemperanza, al carattere indomito. Ma l’esatta motivazione per cui Giulia Farnese lo avesse scelto come figura ricorrente è tutt’oggi oggetto di dibattito tra gli storici e gli studiosi d’arte. Altra immagine che fa parte del racconto delle stanze di Giulia è la fenice: un altro animale fantastico, dal simbolismo universalmente noto di capacità di rinascere dalle proprie ceneri. C’è poi una figura femminile (presumibilmente Giulia stessa) che calpesta una tartaruga. Due mascheroni che si tramutano in elementi vegetali a loro volta collegati con dei liocorni. Insomma un intreccio di immagini che appartengono ad un mondo fantastico, che sembrano suggerire una visione del mondo di Giulia lontana da quella classica dell’epoca. Eppure mai del tutto svelata. 
 
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