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Firenze segreta: le antiche carceri delle Stinche

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Antiche carceri delle stinche Aggiornato il 28 Febbraio 2017
di giulia mattioli
Laddove oggi sorge un teatro, un tempo c’era un temutissimo carcere. Il primo costruito appositamente

Quando si immagina Firenze nei secolo passati si pensa all’arte, alle scienze, all’architettura, alla ricchezza culturale. Difficilmente la si immagina costellata di posti terribili e temuti come le carceri. Che invece si trovavano in diversi luoghi della città, spesso di piccole dimensioni (torri, celle nei palazzi più prestigiosi, sotterranei – dette ‘burelle’). A partire dal 1299 la città fiorentina si dotò di un carcere che rimase tale per circa 5 secoli: le Stinche. Nome ancora oggi evocativo tra i fiorentini, un luogo del quale tuttavia non vi è più traccia. Al suo posto sorge infatti il Teatro Verdi, in via Ghibellina.

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 Le antiche carceri delle Stinche sembrano essere la prima prigione in Europa costruita proprio per lo scopo detentivo. La sua realizzazione fu votata e approvata dal Consiglio dei Cento, il più importante organo esecutivo dell’epoca, e impiegò circa 2 anni per essere conclusa. Si trattava di un edificio di forma quadrata, circondato da un muro perimetrale alto e senza finestre, il cui accesso era limitato ad un ingresso per i funzionari e un portoncino per i rifornimenti. A circondare il muro, un fossato, che rendeva in qualche modo il carcere un’isola: è infatti con Isola delle Stinche che spesso si ricordano queste antiche carceri. Le pietre utilizzate per costruire la prigione provenivano dalle case di nobili famiglie demolite in seguito a guerre dinastiche (siamo in piena epoca Guelfi contro Ghibellini). Il nome, fra l’altro, deriva dal Castello delle Stinche, dimora perduta dei Cavalcanti.

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 I detenuti delle Stinche furono principalmente prigionieri politici e di guerra (i primi a rimpirlo furono ghibellini), ma negli anni vennero destinati qui anche i colpevoli di crimini finanziari. Le condizioni dei detenuti erano variabili, in base alla disponibilità economica degli stessi o alla carità dei privati. Ogni detenuto infatti doveva in qualche modo mantenersi da sé o farsi mantenere. A ricordare questa condizione, che per i meno abbienti significava una pena molto dura, la scritta sopra il piccolo ingresso Oportet misereri (occorre compatire), anche chiamata dal popolo ‘porta della miseria’. I condannati a morte usciti dalle Stinche percorrevano, in un triste corteo, via Ghibellina per arrivare al patibolo. Ancora oggi, si possono vedere i tabernacoli eretti lungo il percorso per confortare i condannati, come il Tabernacolo delle Stinche risalente al 1616.