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Ferrara Manicomio di Aguscello

Ferrara, il manicomio dei misteri

Tra storia e folclore le vicissitudini di una casa privata trasformata in un luogo degli orrori

Resti di un ospedale
©iStockphoto
Struttura ospedaliera abbandonata
Ferrara, al di là degli sfarzi della corte estense e dei suoi tanti monumenti che ne fanno uno scrigno di tesori, cela segreti che attraggono i visitatori più curiosi, quelli attenti a cercare qualcosa di diverso. E’ il caso della frazione di Aguscello, località che sarebbe del tutto sconosciuta se non fosse intrisa di misteri, leggende e quel tocco folcloristico che tanto attrae i turisti dell’occulto. Qui, infatti, si trova una struttura che pare sia tra le più infestate d’Italia. Si tratta del manicomio di Aguscello, nato come residenza privata e adibito successivamente ad ospedale per tubercolotici. La sua storia è attestata da documenti che risalgono al 1870, quando venne acquistato il lotto di terra ad un’asta pubblica e costruito l’edificio che poi è passato di volta in volta attraverso vari proprietari fino ad arrivare a trasformarsi, nel 1940 grazie al Dottor Giovanni Bernardi e alla moglie Amelia Guerra, in un ospedale per malati di tubercolosi.

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Venduto alla Croce Rossa Italiana, diventò ospedale psichiatrico per bambini di età inferiore ai 13 anni. Parecchie incertezze ci sono in  merito a questo periodo di gestione, e, soprattutto, sull’improvviso abbandono nel 1970. Si parla di una storia macabra che riprende più il folclore locale piuttosto che le fonti ufficiali (la documentazione della struttura con le cartelle cliniche è custodita presso gli archivi del comitato provinciale di Ferrara). Le voci dicono che fatti davvero orribili avvennero nei 30 anni di attività del manicomio. Le testimonianze di chi ha vissuto quegli anni nel Ferrarese parlano di torture fisiche e mentali molto pesanti. E di bambini che servivano come cavie per esperimenti. La cosa più chiara è la volontà particolarmente interessata nell’eliminare ogni traccia che permettesse di ricostruire l’operato dei medici e le cure che questi somministravano ai piccoli pazienti. Chi si reca in visita all’ex manicomio percepisce subito un’aria piuttosto pesante. Basta solo osservare, nel più completo abbandono, gli oggetti più comuni e le apparecchiature come la macchina per l’elettroshock, le scritte oscene sui muri o i simboli blasfemi e satanici per piombare nella disperazione.

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Un’ipotesi dell’improvviso abbandono sostiene che il motivo è da ricondursi ad un incendio di origine dolosa. Durante il terribile momento tutti i pazienti all’interno dell’edificio trovarono la morte dopo essere stati segregati dalle suore in una stanza del piano più alto. Però non c’è mai stata traccia nè dei corpi, che si ritiene siano stati sepolti in una fossa comune, né dei resti di bruciato. Un’altra teoria vede come protagonista il piccolo Filippo Erni che, sottoposto a indicibili supplizi, perse il lume della ragione e uccise la maggior parte dei suoi compagni. Gli appassionati di fantasmi sostengono che si possano sentire ancora i suoi lamenti aggirarsi tra le mura di quello che è rimasto della struttura. 

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