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Aokigahara, tra fantasia e realtà alle pendici del Fujiyama

Ma in Jukai la foresta dei suicidi le location sono quelle del Monte Tara, in Serbia.

Koch Media
Il cinema è finzione, niente di nuovo, ma a volte è inevitabile esser costretti a fingere di essere dove il film effettivamente si svolge… Per motivi economici, certo, o più particolari. Come per il divieto del governo locale a permettere a una intera troupe di lavorare in condizioni troppo estreme o potenzialmente pericolose. Qualcosa del genere è accaduto per Jukai - La foresta dei suicidi di Jason Zada, costretto a piazzare le sue macchine da presa nel Parco Nazionale del Monte Tara nella Serbia occidentale invece che nel cosiddetto mare di alberi di Aokigahara, alla base nord-occidentale del Monte Fuji e tristemente nota come "la foresta dei suicidi".

Qui si svolge l'avventura della giovane Sara, costretta ad inoltrarsi nella foresta di Jukai - la famosa foresta dei suicidi, appunto - per ritrovare la gemella Jess che tutti credono morta. La ragazza è svanita in circostante misteriose durante un campeggio solitario, proprio nel luogo in cui si recano le persone intenzionate a togliersi la vita. Ma questo non basta a convincere Sara che Jess sia morta nella foresta degli orrori e vola dall'altra parte del pianeta per rintracciarla. Lo spettacolo che le si presenta davanti è lo scenario minaccioso e desolato di un incubo ricorrente: il fitto ammasso di vegetazione racchiude oscuri misteri incomprensibili all'uomo, al di là dei sentieri battuti si consumano orrende visioni che farebbero fuggire chiunque… ma non lei.



"Il governo giapponese non ci avrebbe assolutamente permesso di farlo - ha spiegato il produttore David S. Goye, - erano preoccupati che potessimo incoraggiare degli emulatori e cose del genere… Così abbiamo cercato in giro per il mondo delle foreste che fossero alla stessa latitudine, e con nostra grande sorpresa ne abbiamo trovata una in Serbia". Dove purtroppo, per le terribili e impreviste condizioni atmosferiche, la produzione si è trovata costretta a riparare al coperto, negli ex magazzini dei PFI Studios di Belgrado.

Ma, ovviamente, a creare l'atmosfera del film è tutto quanto ruota intorno e precede l'Odissea della Natalie Dormer di Il trono di spade nella foresta divenuta tristemente nota come luogo di pellegrinaggio di aspiranti suicidi e, per chi ci crede, infestata dagli yurei, spiriti maligni che spingono le persone tristi, deboli e incaute verso la morte… Per questo, comunque, le riprese sono iniziate - il 17 maggio 2015 - a Tokyo, della quale vediamo le luci sfavillanti di Akihabara, le ragazze di Harajuku e lo squisito ristorante Bentenyama Miyako Zushi di Asakusa, dove la spaesata Sara cena dopo esser atterrata all'aeroporto di Narita e prima di partire per la zona di Narusawa, alle pendici del Monte Fuji…

I pochi incontri che farà saranno fondamentali nella sua avventura, in quello che ancora Goyer racconta di aver conosciuto come "un luogo davvero spettrale dove accadono fenomeni strani. I telefoni cellulari e le bussole non funzionano perché la montagna è ricca di depositi di ferro, la fauna selvatica è quasi assente, ed è così fitta e oscura che è fin troppo facile perdersi”. Eppure, un luogo dalla "bellezza incontaminata e bucolica". E "un’entità fatta di energia soprannaturale, malvagia e manipolatrice, che da secoli imprigiona le anime tra i suoi meandri - come la descrive l'altro producer David Linde. - Un rifugio, ma anche una prigione, per gli spiriti inquieti".

"Jukai - La foresta dei suicidi è psicologia, non mera azione - secondo la protagonista, colpita dall’impegno richiesto, sia dal punto di vista emotivo sia fisico. - La storia è incentrata sui travagli interiori di un personaggio e ha un livello di sofisticazione che la maggior parte dei thriller non ha. È stata davvero dura!". Una fortuna, quindi, poter contare su delle scenografie e una squadra di grande livello, come conferma entusiasta sempre la Dormer: "Sono abituata a set incredibili; sono stata viziata da Hunger Games e da Il Trono di Spade, con una produzione e un design straordinari… Ho potuto davvero toccare con mano l’accuratezza delle ricostruzioni, l’estetica del Giappone e l’attenzione ai dettagli".
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