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Stefano Cucchi e Zerocalcare, l'anima di Roma è anche all'Appio Claudio a Rebibbia

Sulla mia pelle e la Profezia dell'Armadillo conquistano la Mostra di Venezia e portano sul grande schermo angoli nascosti della Capitale.

Fandango
Continuiamo il tour meno turistico di Roma iniziato con l'excursus su Pigneto e Quarticciolo, fatto in occasione della scorsa Mostra di Venezia, e ancor prima su Tor Sapienza e Torpignattara del Fortunata visto al Festival di Cannes 2017. Periferie e borgate dall'indubbio fascino, che offrono al turista più curioso - e ai locali più distratti o pigri - uno sguardo diverso sulla Capitale, che questa volta possiamo estendere su Appio Claudio a Rebibbia grazie a due film che vi consigliamo di non perdere in sala, per vari motivi: La Profezia dell'Armadillo e Sulla mia pelle.

Nel primo, ispirato ai fumetti di Zerocalcare e diretto da Emanuele Scaringi, osserviamo la vita del ventisettenne disegnatore protagonista. Non avendo un lavoro fisso, Zero si arrabatta mentre la sua vita scorre sempre uguale, tra casa (dove lo aspetta la sua coscienza critica, un gigantesco Armadillo con cui intavola discussioni surreali) e le giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma, fino a che lo raggiunge la notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo amore adolescenziale mai dichiarato. Nel secondo, diretto da Alessio Cremonini e interpretato da un ottimo Alessandro Borghi, invece vengono ricostruiti gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi - trentunenne romano morto il 22 ottobre 2009, mentre in custodia cautelare per il fermo da parte di una pattuglia di carabinieri - e la cronologia della settimana che ha cambiato per sempre la vita della sua famiglia.



Il mondo di Zerocalcare è notoriamente quello di Rebibbia, un perimetro che lui conosce e nel quale si sente protetto. Finendo per non allontanarsi mai dalla cosiddetta Tiburtina Valley, a meno che non sia strettamente necessario. Una "Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi", come recita il film (riferendosi alle zanne dell'antico animale rinvenute nell'area di Casal de' Pazzi negli anni Ottanta) e "Dove manca tutto, ma non serve niente": frase che campeggia nel murale di 40 metri quadrati che lo stesso Zero ha regalato alla città disegnandolo sul muro della stazione della metropolitana il 3 dicembre del 2014 grazie all'organizzazione di ATAC e Più libri più liberi. Una 'terra' dalla quale lo vediamo muoversi, anche se con fatica, per spingersi "fuori perimetro", nella temuta Roma Nord per delle ripetizioni o nella lontana Fiumicino, all'Aeroporto Leonardo Da Vinci, per una delle scene più divertenti del film, il cameo di Adriano Panatta. Dei tour che percorriamo con lui, superando Piazza della Repubblica, il Palazzo delle Esposizioni, Piazza Barberini e Via Labicana alla ricerca della sua amica Greta (il mercatino indie è in realtà la terrazza del Lanificio di Via di Pietralata e il successivo 'apericena' a Piazza Mattei, dietro Piazza Venezia) o di 'Cinghiale', fino a Campo De Fiori. E se lo scontro con la Smutniak versione netturbina avviene di fronte all'ingresso della Stazione Tiburtina e vediamo più volte quella di Ponte Mammolo, riconoscibile per le sue macchie di colore giallo e blu su uno dei lati, sorprende semmai la scelta di approfittare dell'Istituto di Cultura Giapponese di via Gramsci 74, nel quale ci ritroviamo improvvisamente.



Ma se la Rebibbia cinematografica in questo caso resta mitica e mitizzata, e prescinde dalla ingombrante presenza dell'omonimo carcere, che inevitabilmente caratterizza la zona, è all'interno dell'altro importante carcere di Roma che si sviluppa il dramma di Stefano Cucchi, a Regina Coeli. Tutto però inizia - nel film e nella realtà - in uno dei quartieri più popolari e in crescita della città, l'Appio Claudio, dove il ragazzo venne inizialmente fermato con un amico nella parte di Via Lemonia che dà su Piazza Aruleno Celio Sabino e di fronte al meraviglioso Parco degli Acquedotti. Aveva passato la sera con i genitori, nella vicina Torpignattara, ma il trasferimento alla caserma Appia fu solo l'inizio di una Odissea che ancora oggi resta una macchia per il nostro Paese. La sera stessa, il 15 ottobre, viene spostato alla stazione Casilina, dove avviene il bestiale pestaggio, e poi alle celle della caserma di Tor Sapienza. Di lì uscirà solo per recarsi a Piazzale Clodio, per l'udienza in tribunale, e poi al suddetto carcere di Regina Coeli, presso il centro clinico. Il Fatebenefratelli, dove viene ricoverato, e il reparto di medicina protetta dell'Ospedale Sandro Pertini su Via dei Monti Tiburtini sono purtroppo le ultime tappe di una settimana che - raccontata dal film che vi consigliamo di vedere in sala, prima che su Netflix - ha molto da dire e da insegnare sullo stato della nostra giustizia e sul livello della nostra civiltà.
 
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