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Michael Fassbender affronta L'uomo di neve a Oslo

Il nuovo film di Tomas Alfredson spazia nella Norvegia più visitata, e nello sconfinato Rjukan.

Universal
Tra gli ultimi ad avventurarsi in quei lidi era stato proprio un nostro famoso connazionale, quel Checco Zalone che per il suo Quo Vado? si era spinto fino in Norvegia, perché dunque non tornare a esplorare quel Paese tanto lontano quanto affascinante? Senza andare troppo a nord, come fatto per Ex-Machina, ma spaziando tra Oslo e Bergen sulle tracce dell'assassino che anche Michael Fassbender insegue nel suo nuovo L'uomo di neve.

È lui il detective Harry Hole che, investigando sulla scomparsa di una donna avvenuta subito dopo la prima neve d’inverno, inizia a sospettare che un inafferrabile serial killer sia tornato a colpire… A capo di una squadra speciale anticrimine e grazie all’aiuto di una brillante poliziotta appena trasferita (la Katrine Bratt di Rebecca Ferguson), Harry si trova a riaprire casi irrisolti vecchi di decenni nella speranza di trovare indizi che li colleghino al nuovo efferato delitto e sconfiggere così una mente diabolica oltre ogni immaginazione prima della prossima nevicata.

Chiaramente alla trama 'noir' si intrecciano le drammatiche vicende familiari del nostro eroe, arricchendo un affresco che il regista svedese Tomas Alfredson (che non vedevamo dallo splendido La talpa) ha iniziato a girare nel gennaio del 2016 proprio nella capitale norvegese con il resto dell'importante cast (Charlotte Gainsbourg, Val Kilmer, Chloë Sevigny, Toby Jones, J. K. Simmons) a partire dall'omonimo romanzo di Jo Nesbø. Un cult cittadino, visto che si organizzano regolarmente dei 'crime tour' della 'Oslo Criminale' in alcune delle location raccontate dal libro (come il ristorante Palace Grill e il Museo Fram dove Harry incontra Rakel, la casa dove abita in Sofies Gate 5 o il Schrøder dove si reca spesso), alcune delle quali ritornano anche nella versione per il grande schermo.

Innanzitutto, la centrale di polizia nell'East Side di Oslo, in Grønlandsleiret 44, a dieci minuti di distanza dalla Sentralstasjon dove vediamo Fassbender salire sul treno per Bergen, o la zona nota come Barcode (per la somiglianza a un codice a barre data dai locali grattacieli), dove il protagonista era stato avvistato durante le riprese. E se sarà difficile identificare l'Hotel Leon della finzione, ogni tour che si rispetti non potrà prescindere dal massiccio Municipio della città in Rådhusplassen 1 (che ospita il grand gala del Arve Støp di J.K. Simmons), dalla centralissima Oslo Konserthus (sala da concerti dove si radunarono ben 300 comparse) o dalla gotica Sagene Church di Dannevigsveien 17. Ma soprattutto l'inquietante ed evocativo Parco di Vigeland, o delle sculture, all'interno del Frognerparken, dove vediamo passeggiare il nostro detective.

Che insieme al resto di cast e crew ha passato dei mesi impegnativi, non solo per le riprese o per il clima norvegese, ma perché la lavorazione ha costretto tutti - per esigenze narrative - a spostarsi dalla capitale, per recarsi nella succitata e altrettanto famosa Bergen, città universitaria dove si svolge buona parte della vicenda. La sua area portuale, con le storiche banchine, e il quartiere di Bryggen che ne fa un Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO si alternano - sullo schermo - al monte Ulriken o alla caserma dei vigili del fuoco Skansen, come alla Atlantic Ocean Road e ancor più alla regione di Rjukan, tra le due località, dove - in quel di Telemark - sono ambientate tanto la premessa quanto la conclusione del dramma.
 
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