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La Thailandia lontana di Chiudi gli occhi

Nel nuovo film di Marc Foster il dramma di Blake Lively che avrebbe dovuto svolgersi a New York.

Eagle Pictures
Non riusciamo spesso ad approfittare delle uscite in sala per fare un salto dall'altra parte del mondo per godere dei panorami del sud-est asiatico… A gennaio uno strano western ci aveva permesso di scoprire l'Isola di Sumba, ma prima di allora solo La grande truffa di Matthew McConaughey aveva messo la Thailandia al centro della nostra attenzione. Come oggi torna a fare Marc Forster (007 - Quantum Of Solace, World War Z) che, abbandonato il cinema d’azione, in Chiudi gli occhi esplora il territorio del thriller erotico… e dell'ex Siam, da Bangkok a Phuket.

Gina (Blake Lively) ha perso la vista da bambina in un incidente stradale e dipende in tutto e per tutto dal marito James (Jason Clarke). Quando a Gina si presenta la possibilità di un intervento chirurgico per recuperare la vista, la loro relazione inizia a vacillare. Dopo l’intervento Gina finalmente vede il mondo con un nuovo senso di stupore e di indipendenza fino a scoprire inquietanti e terribili verità sul suo matrimonio. Ma chi è veramente l’uomo che ha sposato e di cui lei si fidava di più?



Era il lontano giugno del 2015 quando Marc Forster batteva il primo ciak del film, che solo ora - a due anni dalla presentazione al Toronto Film Festival - arriva nelle nostre sale. Undici settimane di lavorazione che si conclusero a Barcellona e nella zona di Valencia e Bunol, in Spagna, ma che per la maggior parte del tempo approfittarono dei set tailandesi delle due località suddette… E dire che la storia si sarebbe dovuta ambientare nella 'solita' New York!

"Abbiamo riscritto la sceneggiatura quando siamo andati a Bangkok e abbiamo trovato le location", spiega la scenografa Jennifer Williams. Qualcosa che "non accade molto spesso", come conferma lei stessa prima di aggiungere: "è stato davvero interessante. Ci siamo divertiti moltissimo a trovare i luoghi adatti e riscrivere la sceneggiatura basandoci su quelli". "Siamo partiti per Bangkok, - ricorda il produttore Craig Baumgarten, - Marc e io, insieme alla scenografa e ad un paio di persone, e lui l'ha adorata. È un posto bellissimo e una città incredibilmente interessante – è il futuro del mondo, in termini di implosione culturale e in quanto a mix sociale e razziale – è davvero affascinante. E abbiamo accettato di farlo. Ricordo che abbiamo chiuso l'accordo in due giorni, e poi abbiamo iniziato la pre-produzione".

"È stato molto importante che questo film fosse ambientato in Tailandia" secondo Blake Lively, la cui Gina doveva essere anche fisicamente "lontana da ogni ambiente familiare". Ma sono tutti concordi nel descrivere come eccezionale la location scelta… anche il produttore Michael Selby, secondo il quale non è stato facile scegliere tra le 70 province del paese: "La cosa probabilmente più interessante della Tailandia è che è una terra così varia che potrebbe emulare un qualsiasi altro posto del pianeta".

Bangkok ha offerto panorami incredibilmente colorati e ambienti davvero unici, come un bar/ristorante chiamato Long Table al venticinquesimo piano di un grattacielo del centro. Lo sceneggiatore/regista Marc Forster dice che ha voluto girare una scena lì per via della pista da ballo "costruita sopra una piscina dalla quale si vede lo skyline di Bangkok sullo sfondo". "Il corridoio (vicino alla pista da balllo, ndr.) era molto interessante - ricorda a proposito di quella ambientazione "perfetta" - perché dava una sorta di prospettiva con moltissime immagini riflesse, che poi è anche parte del tema del film. Quella scena e quella location si prestavano a diverse metafore".
 
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