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Buenos Aires location film Il Clan Pablo Trapero San Isidro

La magia di Buenos Aires nella drammatica ricostruzione di Il Clan

Il film di Pablo Trapero torna agli anni '80 per raccontare una vergogna nazionale e di tutta l'umanità

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A culmine di decenni difficili per l'Argentina tutta, Dal 1976 al 1983 la terribile 'Guerra sporca' proseguì la triste tradizione dei Desaperecidos, continuando a far vivere nel terrore e nell'impossibilità di contare su legalità e giustizia un intero popolo. Anni che spesso il cinema ha ricordato, e che oggi tornano a far da cornice alla storia raccontata da Pablo Trapero in Il Clan, ambientato nel tranquillo centro di San Isidro, ma in realtà ambientato principalmente in diverse zone della Capitale Federale di Buenos Aires.

È proprio nel suddetto San Isidro (in realtà appartenente alla provincia di Buenos Aires, capoluogo del partido omonimo e sede dell'importante impianto dell'Hipódromo) che all'inizio anni ’80 vediamo svolgersi la vita di quella che all’apparenza è una famiglia come le altre, i Puccio. Il padre Arquímedes, la madre e i figli sono però alla testa di un vero e proprio clan che si guadagna da vivere con i sequestri di persona. Grazie anche alla collaborazione e connivenza di Alejandro, il primogenito, star del rugby locale che adesca le vittime tra i giovani rampolli dell’alta società e i suoi stessi amici. Ma con il ritorno alla democrazia nel 1983, la protezione dei militari e del regime viene meno, e tutto cambia…

Anche l'Argentina per fortuna è cambiata molto da allora, ma lo sguardo che il regista dedica al proprio Paese è di quelli che riescono a essere al contempo particolari e universali… "Per chi conosce l'Argentina e l'argomento, ci sono dettagli che rendono la lettura più 'locale', ma la cosa più importante di Il Clan è la relazione tra un uomo e suo figlio, qualcosa che era già nella tragedia greca, è Universale", ha spigato Trapero, concentrandosi sul cuore della vicenda. Di fantasia, ma non troppo, anche per la scelta della location, lo stesso San Isidro in cui operava la vera famiglia Puccio.

"Non è chiaro dove inizi la fantasia e termini la realtà - sono state le parole di Pablo Trapero nel presentare il suo film, Leone d’Argento per la migliore regia all'ultimo Festival di Venezia - La vita di tutti i giorni è piena di momenti assurdi, a volte inconcepibili, che a malapena riusciamo a comprendere. A volte, nella nostra vita, ci confrontiamo con situazioni che superano qualsiasi finzione. Come nel caso di questa storia affascinante". Un aggettivo che non tutti avrebbero potuto utilizzare per un dramma tanto duro e agghiacciante, a meno di non essere di Baires anch'essi. Come il regista, argentino di San Justo, città situata nella provincia di Buenos Aires, nel distretto di La Matanza.

Motivo per cui, evidentemente, ha scelto di girare nelle zone più conosciute nel dicembre del 2014, ma senza, ovviamente, trascurare le location più periferiche, importantissime per lo svolgimento della vicenda, come quelle dell'Aeroporto Ministro Pistarini di Ezeiza, a 22 km a sud est di Buenos Aires. Lo confermano gli avvistamenti nel pieno centro della città, all'angolo tra Alvear e Rodríguez Peña. E in molte altre vie dove i veri Puccio erano usi operare…A partire dalla Villa Martelli di 3698 Juan Zufriategui, scelta come casa della famiglia, al Tribunale, dove si svolge la scena finale, che lo stesso Trapero racconta: "Quando scrivi un film e hai un’idea ben precisa, cerchi di spingerti oltre i tuoi limiti. Hai bisogno di trovare una location dove poter girare i ciak più lunghi e nel caso dell’ultima scena, ci abbiamo impiegato mesi: alla fine l’abbiamo girata nel posto dove realmente si svolsero gli eventi raccontati. Ci sono voluti 50 ciak e abbiamo finito di girarla una settimana prima di terminare l’intero film".


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