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La cura dal benessere tra Stoccarda e Brandeburgo 

In fuga dallo stress di New York, i protagonisti del thriller di Gore Verbinski finiscono in Germania

20th Century Fox
Siamo di nuovo a New York, in piena Midtown, tra grattacieli altissimi, così al di sopra delle nostre vite da sembrare intoccabili alle fragilità terrene. Ma stavolta, la Grande Mela è solo un punto di partenza, un incipit dal quale il nuovo film di Gore Verbinski si allontana rapidamente, per trasportarci in un ambiente idilliaco, ma altrettanto fittizio. In fondo conosciamo l'abilità del regista del Tennessee per aver ammirato la sua fantasia in Rango e ben tre Pirati dei Caraibi, ma soprattutto per aver tremato con il suo The Ring del 2002. E non dovrebbe sorprenderci scoprire che La cura dal benessere che ci propone potrebbe rivelarsi ben diversa da quello che ci aspettiamo.



Come anche che non è nelle tanto decantate Alpi svizzere che si svolge la vicenda dell'ambizioso giovane broker Lockhart (Dane Dehaan) in missione per conto della sua azienda sulle tracce dell’Amministratore Delegato Pembroke, in cura presso una clinica che questi non sembra voler lasciare. Mai più. Quando il giovane giunge all’istituto, il clima è sereno tra i pazienti in cura, ma sembra che i trattamenti, i cui effetti dovrebbero essere miracolosi, li facciano stare sempre peggio. Mentre approfondisce i misteri oscuri e sconcertanti che si celano dietro le quinte della clinica, Lockhart incontra la bellissima e inquietante Hannah (Mia Goth), anche lei paziente della clinica. In breve tempo, il direttore dell’istituto, il sinistro Dottor Volmer (Jason Isaacs), diagnostica la stessa patologia di cui soffrono gli altri pazienti anche a Lockhart, che capisce di essere prigioniero…

E se per arrivare nel magnifico ritiro alpino, dove si svolgono le dure prove della supposta cura, sentiamo parlare di Zurigo come della stazione ferroviaria di riferimento e ammiriamo la splendida vista del viadotto Landwasser nei pressi di Filisur nel Cantone Grigioni, mentre il panorama montano si riflette nei finestrini del treno ipermoderno in corsa sulla locale tratta della Ferrovia Retica, è in tutt'altra zona che la troupe ha montato i set principali di questo thriller psicologico sconvolgente e angoscioso a partire dal 22 giugno del 2015.



In questo senso si è rivelata perfetta la scelta del castello reale di Hohenzollern - a circa 115 km da Stoccarda, in cima al Monte omonimo di 855 metri, da cui si ammira il sottostante paese di Hechingen nel territorio di Bisinge - rimasto chiuso al pubblico per le riprese nei giorni dal 13 al 24 luglio. "La sua bellezza è dovuta in particolare alla posizione isolata che lo fa svettare rispetto alle aree circostanti, - lo aveva 'presentato' la scenografa Eve Stewart. - Il castello è la quintessenza della ‘dimora spettrale in cima a una collina’. Ma la cosa davvero interessante è l’aspetto imponente che si percepisce mentre si sale lungo la strada per raggiungerlo”.

Ma se la fortezza medievale di 140 stanze ai piedi delle Alpi Sveve nel sud della Germania si è dimostrata perfetta per realizzare la clinica-SPA di Volmer, ancor più ricco di storia è l'ospedale abbandonato di Beelitz-Heilstätten nel Brandeburgo, sfruttato per molti degli interni della stessa, compresi gli ambienti termali e le piscine. Rimasto abbandonato per decenni, il Sanatorio fuori Berlino è sempre stato una location ideale per fotografi e artisti in passato, oltre a esser molto noto per aver annoverato persino Adolf Hitler tra i suoi degenti

"Forse il luogo più spettrale che esista in Germania" lo definisce Jason Isaacs, interprete del folle dottore, dagli "ambienti e colori che sono al tempo stesso terrificanti e bellissimi", come sottolinea il produttore David Crockett parlando del lavoro fatto dal direttore della fotografia Bojan Bazelli (The Lone Ranger, The Ring). Un ospedale che "con il suo aspetto fatiscente ha una sorta di bellezza innata, - a detta ancora della Stewart. - Realizzare le scenografie è stato un processo complicato, perché abbiamo dovuto rimuovere tutto ciò che era ormai decrepito e sostituirlo con qualcos’altro. Però ci siamo dati parecchio da fare per mantenere le caratteristiche più interessanti dell’edificio, lo spazio, il colore, la lucentezza e anche l’umidità. Abbiamo cercato di conservare questi tratti distintivi mentre eliminavamo 50 tonnellate di muffa!".
 
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