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La commovente Florence, star in una New York che non esiste

Il divertente biopic con Meryl Streep ricostruisce la Grande Mela a Liverpool, di nuovo!

Lucky Red
Non si direbbe che sia così complicato girare a New York, almeno a vedere quante volte le street e le avenue della Grande Mela ricorrono sui nostri schermi, grandi e piccoli. Eppure, sempre più spesso, sono molte le produzioni costrette - da motivi logistici o meramente economici - a 'imitare' le vedute di Midtown e dintorni per le proprie storie… Come abbiamo visto in Ghostbusters, girato a Boston, e per Animali fantastici e dove trovarli, in quel di Liverpool, solo per fare due esempi recenti.

Ma proprio la città inglese capoluogo dell'omonimo distretto metropolitano e della contea metropolitana del Merseyside (che ha prestato alla 'causa' anche New Brighton e Hoylake), sembra essere la più gettonata, in questo senso. Stando almeno alla possibilità di riconoscerne gli scorci in film come il remake di Alfie, Jack Ryan - L'iniziazione, Genius, Captain America - Il primo Vendicatore e soprattutto l'ultimo Florence di Stephen Frears, con Meryl Streep.

Ambientata nel 1944, la storia dell’ereditiera Florence Foster Jenkins è quella di una delle protagoniste dei salotti dell'alta società newyorchese, una mecenate generosa, appassionata di musica classica al punto da tentare la carriera di cantante con l'aiuto del marito e manager, l'inglese St. Clair Bayfield (un eccellente Hugh Grant). Il problema è che, quando canta, quella che sente nella sua testa come una voce meravigliosa è per chiunque l'ascolti orribilmente ridicola. Protetta dal marito, Florence potrebbe non scoprire mai questa verità. fino a quando Florence deciderà di esibirsi in pubblico in un concerto alla Carnegie Hall…

Che ovviamente non è stata quella al 881 della 7th Ave di Manhattan, ma la ricostruzione realizzata dallo scenografo Alan Macdonald nell'Hammersmith Apollo di Londra e presso la Kelvingrove Art Gallery & Museum di Glasgow, in Scozia. "Abbiamo dovuto oscurare completamente tutto quello che c'era per ottenere una riproduzione accurata della Carnegie Hall", ricorda l'interessato, che ha dovuto anche riprodurre il Commodore Hotel, dove venivano rappresentati i tableaux vivants di Florence: "Il primo che si vede è ambientato nel profondo Sud, con l'Angelo dell'ispirazione che cala dall'alto, e Florence Foster Jenkins che viene calata dai travetti del palcoscenico con addosso un paio di ali. Una cosa abbastanza sofisticata, mista ad una certa aria di dilettantismo decisamente assurdo".

Per le performance pubbliche di Florence al Ritz Carlton Macdonald ha optato per la meravigliosa sala da ballo decò del Park Lane Hotel di Londra. "Vi abbiamo aggiunto un effetto da portagioie un po' pacchiano per il momento dell'apertura del sipario - spiega, - in contrasto con la bellissima sala che ospita le esibizioni. Siamo riusciti a girare in tempo, prima che cominciassero i lavori di restauro, per cui abbiamo potuto fare più o meno tutto quello che volevamo". Per gli esterni, la troupe ha utilizzato delle location a Liverpool. "A New York, a livello stradale, tutto è completamente diverso oggi ed è praticamente impossibile ricreare la città così com'era negli anni '40, - dice ancora Macdonald. - È interessante pensare al fatto che all'epoca tutte le navi dirette a New York partissero da Liverpool, per cui tra le due città c'era una sorta di contaminazione architettonica".

Tutto considerato, quindi, non e così strano che il Merseyside sia tanto vicino alla sua 'gemella diversa' di Oltreoceano… Anche per i "molto simili edifici di granito grigio, facilmente trasformabili nelle strade di New York con l'aiuto di un po' di digitale", come spiega il location manager Adam Richards. E come dimostrano varie scene del film: quando vediamo St Clair Bayfield o il pianista Cosme McMoon uscire da casa Foster Jenkins (una finta 43st, in realtà Water Street tra Cunard e il Royal Liver Buildings), quando i due cercano una sede per il concerto della 'dotata' soprano (siamo in Lower Castle Street), quando Florence registra il suo disco (e Drury Lane diventa il Melotone Recording Studio in 25 Central Park West), quando sempre lei esce dal Seymour Hotel (o meglio il Cunard Building) e si getta alla ricerca di una copia del New York Post…


 
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