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Il palazzo del Viceré, l'India tra passato e futuro

Nuova Delhi, Chopasni, Nagaur, ma anche Jalore e soprattutto Jodhpur, nel Rajasthan per una vera antologia del Subcontinente.

Cinema srl
L'anno scorso era stata un'altra storia d'amore a portarci nel cosiddetto 'Subcontinente', un film proveniente dall'importante Festival di Cannes e che ci aveva conquistati per atmosfere e ambientazioni. Le stesse, anche se diverse (siamo lontani circa 1.200 km!), che tornano in Il palazzo del Viceré di Gurinder Chadha (Sognando Beckham) presentato Fuori Concorso all'ultima Berlinale e dal 12 ottobre nei cinema italiani distribuito dalla Cinema srl. Un'opera affascinante, resa unica da costumi e fotografia e dai panorami scelti per dar vita a quello che ci viene presentato come "Il tramonto di un Impero, la nascita di due Nazioni": un momento storico raccontato nei libri cui ci si è ispirati, 'Freedom at Midnight' di Larry Collins e Dominique Lapierre e 'The Shadow Of The Great-Game. The Untold Story Of Partition' di Narendra Singh Sarila.

Siamo infatti nel 1947 e, dopo 300 anni, il dominio dell’Impero Britannico in India si avvicina alla fine. Il nipote della Regina Vittoria, Lord Mountbatten, con la moglie e la figlia, si trasferisce per sei mesi nel Palazzo del Viceré a Delhi. Il suo delicato compito, come ultimo Viceré, è quello di accompagnare l’India nella transizione verso l’indipendenza. Presto, però, nonostante gli insegnamenti di Ghandi, la violenza esplode tra musulmani, induisti e sikh, e sfocia nella cosiddetta "Partition" fra India e Pakistan, coinvolgendo gli oltre 500 membri dello staff che lavorano al Palazzo. A questo punto anche la storia d’amore tra la musulmana Aalia e l’induista Jeet, due giovani indiani entrambi a servizio del Viceré, rischia di essere travolta dal conflitto delle rispettive comunità religiose, che li costringerà a dover prendere una decisione epocale.

"Un vivido e coerente racconto di un periodo incredibilmente complesso della storia indiana" lo ha definito Wendy Ide di Screen International, "perfettamente reso dalle performance di Hugh Bonneville (di Downton Abbey) e, soprattutto, Gillian Anderson". Gli interpreti più famosi - e riconoscibili dal nostro pubblico - tra i vari Manish Dayal, Huma Qureshi, Tanveer Ghani, Denzil Smith, Neeraj Kabi, Om Puri, Lily Travers, Michael Gambon e Simon Callow (il Puccini di Vittoria e Abdul, altro film 'indiano') con i quali hanno condiviso i set di Jodhpur, nel Rajasthan, dal 30 agosto 2015 e per i due mesi successivi.

Otto settimane che sono servite alla regista per affrontare le proprie paure e realizzare un suo 'sogno' personale: "Ho deciso che volevo fare un film su quella che io chiamo la Partizione del Popolo. Non desideravo soltanto esplorare i motivi storici che hanno portato alla Partizione e concentrarmi sulle dispute politiche di personaggi pubblici. Volevo anche fare in modo che il pubblico comprendesse l'impatto di quella scissione sulla gente comune". E per farlo ha voluto ambientare interamente la vicenda narrata all'interno del palazzo del titolo, sede governativa dell'Impero anglo-indiano a Nuova Delhi, per dare corpo a una "visione della Partizione che contempli i piani alti e i piani bassi".

Nella realtà per l'abitazione del Viceré si sono utilizzate sia la residenza dei Marajà di Jodhpur, il Palazzo di Umaid Bhawan, sia quella del Presidente dell'India, il vero Rashtrapati Bhavan di Delhi. Mentre per le zone riservate allo staff e alle cucine si è optato - rispettivamente - per l'Hotel Bal Samandh Lake Palace e la Tha Mayoor School di Chopasni, la Ship House di Paola Jodhpur e parti del reale Raoti Palace in Gulap Bagh Kothi a Jalore nel Rajasthan (mentre l'improvvisato campo per i rifugiati è stato ricostruito al complesso fortificato di Ahhichatragarth a Nagaur). "Nel film, - ci tiene ad aggiungere Chadha, - la residenza del viceré è quasi un personaggio a pieno titolo. È stata progettata dall'architetto Lutyens e la sua edificazione è durata 17 anni. È un palazzo dallo stile architettonico imponente, espressione del potere imperiale, che aveva lo scopo di intimidire. Sono sicura che quando la costruzione fu ultimata nel 1929, nessuno avrebbe mai immaginato che nel giro di meno di 20 anni sarebbe diventata la dimora del primo Presidente dell'India (ed è tutt'ora una delle più estese residenze di un capo di stato del mondo!)".
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