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Dall'Italia al mondo, lo Human Flow di Ai Wei Wei

Seguiamo il grande artista cinese in un viaggio in capo al mondo sulle tracce dei rifugiati di ogni latitudine.

01 Distribution
"Oltre 65 milioni di persone nel mondo costrette a lasciare le proprie case per sfuggire alla carestia, ai cambiamenti climatici e alle guerre", così la produzione stessa presenta Human Flow di Ai WeiWei, film presentato in Concorso alla Mostra Internazionale di Cinema di Venezia dall'artista cinese con l'intenzione di documentare "il più grande esodo umano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale". Un'incessante migrazione che percorre l'intero Pianeta, dall'Italia di Lampedusa al Libano, l'Africa e la Malesia, e che scopriamo attraverso i volti e le storie dei soggetti osservati a ogni latitudine.

Sono loro i protagonisti del film, e purtroppo della cosiddetta crisi dei profughi, che WeiWei ha osservato durante un anno di riprese, seguendo la straziante catena di vicissitudini umane viaggiando nei 23 Paesi che hanno fornito le drammatiche location mostrate sullo schermo. Loro i protagonisti della disperata ricerca di un porto sicuro, di un riparo, di una giustizia… "Dal sovraffollamento dei campi profughi ai pericoli delle traversate oceaniche fino alle barriere di filo spinato che proteggono le frontiere, i profughi reagiscono al doloroso distacco con coraggio, resistenza e capacità di adattamento, lasciandosi alle spalle un passato inquietante per esplorare le potenzialità di un futuro ignoto".

“Come essere umano, credo che qualsiasi crisi o difficoltà che colpisca un altro essere umano, è come se capitasse a noi, - racconta il regista, sin dalla nascita costretto a lasciare la propria casa e che ora vive a Berlino. - Come artista, ho sempre creduto all’umanità e vedo questa crisi come la mia crisi. Vedo queste persone che stanno nei battelli come la mia famiglia. Non mi sento diverso da loro". Per questo, dichiara: "Volevo visitare tutti i luoghi del mondo in cui i rifugiati stavano arrivando, per prima cosa per capire meglio, ma anche per registrare testimonianze video di tutto quello che trovavamo. È stata una profonda esperienza, in cui ho imparato molto sulla storia umana, la geopolitica e i cambiamenti ambientali e sociali".

Un'impegno difficile, soprattutto per il rifiuto ricevuto in alcuni casi ad accedere alle location, e per le "condizioni di ripresa", definite dallo stesso autore "pericolose" e ardue "da sopportare a livello emotivo". Qualcosa che non ha impedito a WeiWei di portare a termine la sua Opera, di fornire spunti di riflessioni più che proporre soluzioni allo spettatore. Che di volta in volta si ritroverà in Iraq, Kenya, Bangladesh, Libano, Francia, Grecia (come mostrato nella recente gallery sul film), Afghanistan (rappresentando il secondo maggiore gruppo di rifugiati dopo i siriani), Germania (la più 'accogliente' di tutti con il 48% di tutte le richieste di asilo accettate in Europa), Messico (nonostante la 'stretta' di Trump e il suo progetto di Muro), Macedonia, Turchia (tanto ospitale con i siriani quanto dura verso 30 milioni di curdi), Ungheria, Svezia ('recordman' mondiale per rifugiati per numero di abitanti), Svizzera, la nodale Serbia e le più lontane Giordania (che insieme alla striscia di Gaza offre asilo a milioni di rifugiati palestinesi, a tutt'oggi la maggiore popolazione di rifugiati al mondo), Malesia (soprattutto per i Rohingya perseguitati in Birmania), Pakistan e Thailandia (a lungo destinazione privilegiata per molti, soprattutto dai Karen, ma oggi territorio 'infestato' di trafficanti di esseri umani).

 
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