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Da Milano al Senegal con Albanese, Contromano

Nel nuovo film da regista del comico lombardo si attraversa l'Italia con un sogno che cambia nel suo realizzarsi…

01 Distribution
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Immigrazione, integrazione, flussi ed esodi: termini che ormai fanno sempre più parte del nostro quotidiano. Ma che non sempre sembrano esser entrati davvero nella normalità. Una considerazione che deve aver fatto anche Antonio Albanese, spinto a tornare dietro la macchina da presa per raccontare - nel suo nuovo Contromano - una storia di persone comuni e di scoperte che ha portato lui e la sua coppia di coprotagonisti (Alex Fondja e Aude Legastelois, selezionati in un casting parigino) da Milano al Marocco attraversando mezza Italia.

Mario Cavallaro (Albanese, appunto) si sveglia tutte le mattine e segue una routine che non cambia da anni. Amante dell'ordine e della precisione, della puntualità e del decoro, ha appena compiuto cinquant'anni e continua a dividersi tra il negozio di calze ereditato dal padre e la passione per il suo orto sul terrazzo di casa. Ogni cambiamento gli fa paura, figuriamoci se davanti alla sua bottega arriva Oba, senegalese venditore di calzini. Quel che è troppo è troppo e per Mario la soluzione è semplice e folle allo stesso tempo: "rimettere le cose a posto". Così decide di rapire Oba per riportarlo semplicemente a casa sua, Milano-Senegal solo andata. In fondo, pensa, se tutti lo facessero il problema immigrazione sarebbe risolto, basta impostare il navigatore. Ma poi questo paradossale on the road si complicherà terribilmente. Anche perché Oba acconsentirà alla sua "deportazione" a patto che Mario riaccompagni a casa anche la sorella, Dalida. Saranno guai seri o l'inizio di una nuova imprevista armonia?

Ma siamo sicuri che quel che accade a Mario, Oba e Dalida sia davvero una complicazione? In fondo, dietro il lungo viaggio che vediamo sullo schermo, la dialettica messa in scena è sostanzialmente tra l'immobilismo e la flessibilità… alla ricerca di un dialogo che lo stesso regista definisce "basilare", pur senza aver la pretesa di identificare "soluzioni" reali. Al di là di quelle fantasiose che mostra. Intanto, di "reale" nel film c'è sicuramente il punto di parte, e non solo programmatico, visto che è davvero da Milano che parte il nostro Road Movie, in particolare da piazza XXIV Maggio e dall'Arco della Pace, dove sono state girate le scene iniziali, oltre che nelle strade del centro, a due passi dal Duomo che si vede svettare in lontananza.

Una "fiaba" che albanese presenta come "un viaggio e una sfida, un viaggio in Italia, ma anche un viaggio nei sentimenti di persone differenti che vedono giustamente la realtà da punti di osservazione opposti" e che davvero l'ha portato 'sulla strada', anche se non fino al Senegal. La troupe si è fermata in Marocco (negli uliveti di Marrakech, che il regista cita plaudendo all'iniziativa dei 10.000 Orti della Fondazione Slow Food), infatti, ma per arrivarci sono state molte le soste in alcuni degli angoli più belli del nostro Paese.

Come Sperlonga, una delle località di mare più belle nei pressi di Roma (dove le riprese si sono tenute a fine settembre 2016), o la Orbetello del Diving Santa Liberata, Porto Ercole, Fondi e Terracina Solo alcune delle cornici marittime che vediamo far capolino da dietro i nostri protagonisti - insieme al Porto di Napoli - nella strana Odissea di "un piccolo eroe - come lo chiama il suo interprete e creatore, - una maschera contemporanea" attraverso la quale raccontare "anche un po' tutti noi e la malinconia dell'Occidente di oggi".
 
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