Non solo anatre e biciclette. L’oleografia della capitale danese si arricchisce continuamente di nuove forme e suoni dalla cui combinazione s’è imposta in pochi anni ai vertici dell’eccellenza in fatto di spazi adatti alle performance di alto livello (e di tutti i tipi): opera e rock, balletto e avanguardie, repertori classici e nuovi canoni. Un posto su tutti – non certo l’unico ma il più recente –è l’emblema di questa linfa: la KoncertHuset di Jean Nouvel. In pochi silenziosissimi minuti si arriva con la metro a DR-Byen.

È qui, nella città (byen) della Radio Danese (Danske Radio) che pochi mesi fa il cubo azzurro della KoncertHuset ha aperto i battenti. Venticinquemila metri quadrati di spazi, una cittadella della musica all’interno del quartier generale di DR. Centinaia di pannelli azzurri chiudono sette degli otto lati di un parallelepipedo azzurro, squadratissimo e regolare. La tonalità richiama i blue screen che si usano al cinema per le animazioni nei film. E l’ottavo? È il piano che coprirebbe il tutto, rendendo invisibile la “pelle” vera e propria della struttura. Il foyer è un unico ambiente con una sala principale dalla quale ci si rende conto che la sala uno è in parte “sospesa” e ricoperta esternamente di enormi pannelli di cemento curvo. Gigantesche scaglie grigie al cui interno si è fatto generoso uso di materiali ad hoc per un isolamento impressionante.

Come sempre, però, è al legno che si ricorre quando si cerca l’optimum sonoro. L’uso primario per il quale è stata ideata è la musica sinfonica, quasi duemila posti sistemati su un pavimento in legno del Gabon che avvolge con grandi terrazze la scena secondo uno schema-base ispirato a quello della Filarmonica di Berlino. Il palco è una spianata in pino dell’Oregon. C’è posto anche per un organo olandese: oltre seimila canne – dalla più piccola, tre centimetri, a quelle di dieci metri. E gli altri studi?

Sono tre in tutto: colori e materiali saltano all’occhio prima ancora di udire un suono (eccelso, ovviamente): lo studio due è il più esteso, a metà tra sala prove e seconda area per concerti. Il palco è identico a quello della sala uno, ha le pareti ricoperte di piani mobili per regolare l’acustica. Alcuni ritraggono i volti di molti artisti elaborati con grafica vettoriale e poi ridisegnati con stencil. Lo studio tre è il più piccolo, è utilizzato soprattutto per le prove e per la musica da camera. Ha pavimento in quercia, il resto è uno scurissimo insieme di superfici in alluminio e feltro. L’ultimo, lo studio quattro, è il più versatile: un unico involucro rosso, dalle cui pareti sporgono sezioni triangolari. Il viavai è continuo e dinamico, ma discreto, proprio come la città: dagli artisti di passaggio ai tanti cori (le ensemble vocali danesi sono numerose e iperattive), l’identità artistica della KoncertHuset si fonde continuamente con la mission dell’emittente: servizio pubblico, e professionalità dei singoli.