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Il tubero viola del Parco del Gran Sasso

Con la sua buccia colorata e la polpa candida e gustosa, questa antica varietà appenninica è stata per secoli una delle più apprezzate della zona

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Courtesy of ©PN Gran Sasso/Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Patata Turchesa
Sono diversi secoli che la Patata Turchesa colora le tavole dei paesi del Parco del Gran Sasso. L'antica varietà appenninica dal caratteristico colore viola è stata, infatti, per molto tempo un'importante risorsa di questi splendidi territori ed, anche se ha rischiato seriamente l'estinzione, è ancora oggi un prodotto particolarmente apprezzato della tradizione gastronomica locale.

LA TRADIZIONE Bisogna risalire molto indietro nel tempo, almeno sino al XVIII secolo probabilmente, per individuare le origini del nome della Patata Turchesa. Questa particolare varietà appenninica, coltivata prevalentemente nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso, ha infatti una lunga storia che l'ha vista a lungo protagonista del sostentamento tanto delle famiglie che degli allevamenti locali. Il suo apporto nutrizionale, la sua capacità di mantenersi a lungo, la possibilità di coltivarla ad altitudini elevate, anche oltre i 1.600 metri, e, non da ultimo, il suo sapore gustoso, hanno favorito la sua diffusione, ed il suo aspetto particolare, caratterizzato da una bella buccia di colore violetto, l'ha resa davvero inconfondibile. Non è un caso, dunque, che la prelibata Patata Turchesa sia stata per molto tempo una delle varietà più apprezzate della zona, al punto che, nel corso dei secoli, sono stati ideati numerosi espedienti per poterla conservare per periodi molto lunghi, come quello di riporre i tuberi nelle grotte e negli ambienti sotterranei a ridosso dei centri abitati per poterne disporre durante quasi tutto l'anno. Come spesso avviene per molte varietà locali, anche questa patata avrebbe rischiato la completa estinzione, scalzata da varietà più produttive, se non fosse stata resa oggetto di tutela e di salvaguardia da parte dell'Ente Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga che ha intrapreso un importante progetto di recupero e valorizzazione coadiuvato dalla Fondazione Slow Food che ha fatto di questo tubero un suo Presidio.

LA DENOMINAZIONE Conosciuta come Turca, Turchesa, Turchesca, la patata del Gran Sasso, riconosciuta dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali come Prodotto Agroalimentre Tradizionale (PAT), viene così chiamata per la sua origine forestiera. Tutte le declinazioni del suo nome, infatti, come avviene per il “granturco”, richiamavano alla mente il concetto di prodotto esotico, che viene da lontano.

LE CARATTERISTICHE E' impossibile non riconoscere la Patata Turchesa. La sua buccia viola la rende inconfondibile, così come la sua forma irregolare, la superficie bitorzoluta e i numerosi occhi profondamente incavati, caratteristica distintiva delle varietà antiche. Al suo interno, la pasta, a basso contenuto di acqua, è candida e di consistenza e granulosità medie.

LA PRODUZIONE La semina della Patata Turchesa inizia nel mese di marzo e si protrae fino a maggio, mentre il periodo del raccolto è compreso tra la fine dell'estate e il mese di ottobre. Grazie al progetto di salvaguardia avviato dal Parco del Gran Sasso oggi questa varietà viene coltivata a basso impatto ambientale da quasi trenta produttori diversi che si impegnano anche nella riproduzione del seme seguendo i dettami di un rigido Disciplinare, in modo da perpetuare il patrimonio genetico di questo antico tubero appenninico.

LA CULTURA Sono numerose le testimonianze che attestano la presenza di questa patata, o comunque della sua antenata, in Italia da diversi secoli. Il Prosperi, alla fine del XIX secolo, scrive di una patata violetta coltivata nelle zone di Lanciano e Penne, il Manzi ha raccolto diverse notizie riguardanti la presenza e la coltivazione di patate viola in comuni come Barisciano e nell'Isola del Gran Sasso, di patate rosse o viola nella zona di Pescocostanzo e di patate turche in quella di Scontrone.

IN CUCINA Adatta a differenti tipi di cottura, questa patata offre il meglio di sé quando viene cotta al vapore, fritta o cucinata arrosto, preferibilmente lasciando la buccia, che preserva le caratteristiche gustative ed olfattive del tubero, oltre ad essere particolarmente ricca di sostanze antiossidanti. In passato era molto diffusa l'usanza di cuocerla sotto le braci e consumarla con tutta la buccia.
La ricetta: Patate Turchesa arrosto. Ingredienti: Patate Turchesa, olio extravergine di oliva, sale, rosmarino, alloro, timo, pepe rosa. Lavate accuratamente le patate e spazzolatele senza privarle della buccia. Tagliatele a spicchi nel senso della lunghezza, poi sistematele in una teglia con abbondante olio extravergine di oliva. Cuocete in forno preriscaldato a 200° per 40-45 minuti o, comunque, fino a che la superficie non risulti ben croccante e dorata aggiungendo, soltanto a fine cottura, le erbe e gli aromi. Una volta sfornate, aggiungete dei pezzetti di burro e aspettate che si sciolgano in modo da favorire il distacco delle patate dalla teglia. Lasciate, quindi, la teglia inclinata per qualche minuto, in modo da far colare l'olio ed il burro in eccesso. Prima di servire in tavola, salate a piacere.

IL TERRITORIO Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è adagiato a cavallo tra Lazio, Marche ed Abruzzo, dove è concentrata la maggior parte del suo territorio. Con oltre 2.000 specie di piante censite è una delle aree protette dalla maggiore biodiversità vegetale d'Europa e con i suoi paesaggi montani mozzafiato,la ricca fauna ornitologica e le rinomate stazioni sciistiche, è una delle mete dell'Italia centrale più amate da escursionisti, birdwatcher e sciatori.

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