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Toscana Abbazia San Galgano spada nella roccia

La spada nella roccia di San Galgano

Altro che Tavola Rotonda e re Artù: in Toscana c’è un masso da cui fuoriesce l’elsa di una spada, custodita in una splendida abbazia in rovina

Abbazia in rovina<br>
Wikimedia
"Galgano Aussenansicht" di Adrian Michael - Opera propria. Con licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0-2.5-2.0-1.0 tramite Wikimedia Commons
La Gran Bretagna ci ha basato decine di leggende, opere letterarie, arte e cinematografia. In Italia esiste davvero, materica, visibile a tutti: la mitica ‘spada nella roccia’, si trova conficcata in un masso custodito in un eremo toscano, e probabilmente non è la stessa del mito arturiano, ma sappiamo con certezza che racconta un pezzo di storia Italiana, quella di san Galgano.

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La ‘spada nella roccia’ si trova infatti nei pressi della bellissima Abbazia di San Galgano, opera architettonica che sorge nei pressi di Siena, nel comune di Chiusdino, e pur essendo completamente in rovina continua ad attirare visitatori sia per l’elsa che fuoriesce dal masso, sia per la maestosità dell’edificio, forse reso ancora più charmant dalle sue condizioni precarie. Si tratta di un’abbazia cistercense, che, assieme all’eremo di Montesiepi (dove appunto giace la spada) forma un sito risalente alla fine del 1200, di tipica architettura gotico-cristiana.

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Di colui che le dà il nome, San Galgano, si sanno pochi dati certi, ma si afferma con certezza che si dedicò alla vita da eremita dopo aver condotto una giovinezza assai sregolata. La sua conversione culminò proprio quando, giunto in cima alla collina di Montesiepi, conficcò la sua spada in una pietra (gesto contrario rispetto alla leggenda di re Artù che la estrae) per formare una croce, e in effetti l’elsa arrugginita che oggi spunta dal masso può rappresentare il simbolo cristiano. Sono diverse le versioni della storia di Galgano, alcune lo sovrappongono ad un altro santo, Guglielmo, altre lo identificano con Guglielmo X d’Aquitania, duca alla cui corte visse il primo letterato che citò il Sacro Graal (Chrétien de Troyes).


"San Galgano interno 2007" di Vignaccia76 - Opera propria. Con licenza Creative Commons Attribution 3.0 tramite Wikimedia Commons

Storia e leggenda di intrecciano dunque, ma di certezze ci rimangono quelle tramandate dall’architettura: l’Abbazia di San Galgano è oggi costituita solo dalle mura perimetrali, ma è evidente che rispettava i canoni cistercensi (molto rigidi rispetto alla collocazione geografica, la planimetria, la distribuzione degli spazi). Ancora visibile e maestoso l’abside, racchiuso tra due contrafforti, mentre non si vedono che i resti del campanile; le mura si caratterizzano per la presenza di trifore e feritoie, mentre sulla fiancata destra i resti di un chiostro non risalgono alla struttura originale ma ad un tentativo di restauro. Internamente è possibile ancora vedere le navate, le cappelle, colonne e capitelli, tutti privi di copertura e pavimentazione.

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Ma perché manca i l tetto? L’abbazia venne più volte saccheggiata nella metà del 1300 dalla popolazione in preda a peste e carestie; un po’ alla volta il lento declino la svuotò della maggior parte dei monaci, fino a che nel 1500 venne affidata ad un abate che non si fece scrupoli nel vendere parti del tetto per ricavarne il piombo. L’assenza del tetto ovviamente accelerò un inesauribile declino, che culminò sulla fine del 1700 quando un fulmine fece crollare le poche strutture rimaste intatte. Per quanto triste la storia di abbandono di un luogo tanto affascinante sia dal punto di vista architettonico che leggendario, oggi la figura della grande abbazia, composta solo dalle mura, con il cielo come soffitto e il prato come pavimento continua ad essere un polo di attrazione per i visitatori della zona.

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