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I vinti di Malarazza per far vincere Catania

Nel film di Giovanni Virgilio si esplorano le periferie e i sobborghi per raccontare un mondo troppo spesso discriminato.

Mariposa Cinematografica
C'è chi, come i Manetti Bros di Ammore e Malavita, riesce a raccontare il nostro Sud in maniera originale e intelligente e chi sceglie di mostrarcene le ombre con estremo realismo, come abbiamo visto nel caso della Scampia di Gomorra. Ma se non sono pochi a scegliere di stabilire i propri set in Campania, non sono in molti a superare lo Stretto… E dopo aver approfittato dello sbarco di Tinì a Taormina e dintorni, oggi ci concentriamo volentieri sul Malarazza di Giovanni Virgilio, che ci porta in una Catania meno visibile, per un viaggio nel 'dark side' delle periferie di una città splendida, una vera perla della nostra isola più vicina, la Sicilia.

Tommasino Malarazza (David Coco) è il boss ormai in declino del quartiere Librino, a Catania. È sposato con la giovane Rosaria (Stella Egitto), che maltratta ogni giorno; da lei ha avuto un figlio, Antonino (Antonino Frasca Spada). La donna sogna per il ragazzo un futuro diverso da quello del padre, lontano dalla vita di strada che offre il quartiere, ma può contare solo sull’aiuto di suo fratello Franco (Paolo Briguglia), emarginato perché trans e residente a San Berillo. Quando Tommasino uscirà di scena, si aprirà una possibilità di cambiamento per tutti, ma la libertà non è sempre facile da ottenere.


L'opera seconda di Giovanni Virgilio (stimato per La bugia bianca, 2014, e per i suoi cortometraggi), che arriva al cinema il 9 novembre distribuita da Mariposa Cinematografica, è "un film crudo, dentro le periferie" come lo presentava lo stesso regista e produttore a LiveSicilia in occasione dell'inizio delle riprese, lo scorso luglio. Un'avventura iniziata nel quartiere degradato della città vecchia San Berillo ("una periferia nel centro") e nei quartieri etnei, per raccontare "la vita reale", come "le periferie siano una parte integrante delle nostre città e lo stato di degrado in cui sono lasciate non faccia altro che aumentare la microcriminalità".

"Sono cresciuto alla Civita - continua il filmmaker, nell'intervista a La Sicilia. - Da 'carnivoro' della città, ho potuto vivere in certi ambienti. Da regista ho lavorato nelle carceri, a Bicocca, alla Cga di Palermo fra gente che non vuole fare quella vita ma non ha come vivere". Gente che anche nei sobborghi di Librino, quartiere a sud ovest della città, ha confermato di esser molto attenta a come si parla della loro realtà: "Siamo stati assaliti dalla folla di curiosi ma con cortesia e collaborazione. Qualcuno ha detto 'Fate qualcosa che non parli sempre di mafia'", ci racconta ancora Virgilio, cui fa eco la sua star, la Stella Egitto vista in In guerra per amore di PIF, che ha ricavato una impressione "Molto forte" dalla lavorazione, definendo il film "un appello a combattere l’emarginazione, ma in punta di piedi".

Con un titolo ispirato a quello dal brano del 1976 di Modugno, basato sulla poesia di anonimo siciliano del 1857, Malarazza non poteva non essere tanto radicato sul territorio, come dimostrano le oltre 240 tra comparse e figurazioni speciali dei ragazzi di Corso Indipendenza, San Berillo nuovo, Librino, Villaggio S. Agata. Alcune delle location - più o meno - riconoscibili nelle scene, insieme a quelle di Piazza Duomo, Piazza Università, Convitto Cutelli, Fortino e Playa.
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