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Bandidos e Balentes, viaggio nella Sardegna che fu

Barbagia e Marghine: il film del regista sardo Fabio Manuel Mulas offre una ricostruzione attenta e minuziosa della tradizione isolana

Aurumovie
Nel 2007 il Sonetàula di Salvatore Mereu (che nel 2013 aveva concesso il bis con Bellas Mariposas) risvegliò l'interesse di tutti nei confronti della Sardegna, ma la bellezza della seconda isola del Mediterraneo (dopo la Sicilia, per estensione) da sempre affascina e merita l'attenzione del cinema e non solo del grande pubblico. Qui i fratelli Taviani girarono il loro Padre padrone (1977), Michelangelo Antonioni la 'favola' di Deserto Rosso (sulla spiaggia rosa dell'isola di Budelli, alla Maddalena), John Huston La Bibbia (sul monte Corrasi, sopra Oliena), per non parlare della Costa Smeralda del divertente episodio estivo di Alberto Sordi in Le Coppie (1970) o dell'uscita dalle acque della Lotus di James Bonb in 007 La spia che mi amava (1977).

Location diversissime per storie differenti, che dimostrano la ricchezza storica, antropologica e paesaggistica di una terra che ancora oggi continua a mantenere inalterato il suo fascino e alla quale, di tanto in tanto, il cinema cerca di rendere omaggio… Come nel caso di Bandidos e balentes - Il codice non scritto di Fabio Manuel Mulas, film che presenta uno spaccato di vita sarda tra gli anni '50 e '60 attraverso una serie di episodi - ambientati in un non meglio definito paese dell’entroterra - legati principalmente al matriarcato, ma anche alle faide, ai sequestri di persona, al banditismo, all'abigeato di quegli anni, in un susseguirsi di colpi di scena.

Si passa da momenti di vita quotidiana a sequenze che descrivono fatti di cronaca avvenuti nella Sardegna in quel periodo, il tutto per raccontare di Mintonia, madre di Angheledda e Bobore, resa vedova dai briganti e responsabile della prosecuzione della stessa faida barbaricina. Ma il racconto è sostanzialmente una scusa per immergersi - come recitano le note del film - "nelle fantastiche location naturali dell’entroterra sardo, dove Nuraghi, Dolmen, Pinnetus Grotte e siti Nuragici fanno da cornice e scenografia a questo film, uno scenario che lascia il fiato sospeso ammirando le meravigliose foreste e boschi incontaminati della Sardegna".

Nello specifico, quelli attraversati dalle riprese. Svoltesi tra il gennaio e il marzo del 2016 tra la Bassa Gallura (o, secondo alcuni, Alta Baronia) di San Teodoro giù fino a Oristano, nei centri del Marghine e Meilogu, di Logudoro, Goceano e Barbagia, nel cuore della Sardegna Centrale. E risalendo, i più o meno piccoli Thiesi (paese natale del regista), Cossoine, Semestene, Giave o Bonorva nella provincia di Sassari. O quelli del nuorese, tra Ottana, Mamoiada e la più conosciuta Macomer, come Silanus (nell'ex convento delle suore) e Lei (nella stazione feroviaria). Tutti centri molto vicini tra loro che si sono prestati a costruire quel "paese qualsiasi del centro Sardegna" che il regista indica come ambientazione finale… Non "un paese definito", come detto, che è nato grazie alla collaborazione degli abitanti di quei luoghi. "Ringrazio tutti i Comuni che ci hanno ospitato e tutti i proprietari degli ovili che ci hanno supportato nelle location - ricorda Mulas, - nella ricerca del vestiario e di ogni singola attrezzatura utilizzata nel film".

E, ovviamente, "un grazie particolare a tutti gli attori"… Circa 120 (oltre a una ventina di comparse), tutti sardi e provenienti dai casting svoltisi nelle località suddette per essere sicuri di poter realizzare con la massima fedeltà la ricostruzione di un periodo storico. Anche grazie alla scelta della Limba Sarda Comuna (forma di scrittura creata per poter trascrivere le numerose varianti del sardo parlato), nelle sue diverse declinazioni parlate nel Marghine e nella Barbagia di Ollolai, e dei vestiti originali degli anni '50, prestati agli attori dagli stessi paesani insieme a oggetti veramente 'd'epoca'. E ovviamente all'attenta selezione degli splendidi paesaggi usati, aspri e poetici con le loro grotte e anfratti, dalle domus de Janas ai pinnettos dei monti dell’interno.

 
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