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Museo del Parmigiano Parma

Al museo si scopre il Parmigiano Reggiano

In provincia di Parma, un museo dedicato al celebre formaggio

formaggio
istockphotos
Parmigiano Reggiano
Se l’Emilia è il regno della gastronomia italiana, Parma è la sua capitale. Una città che vanta immense tradizioni legate al cibo, tanto che ha dato vita ad un circuito di musei dedicati alle sue specialità. Tra essi, non poteva mancare il Museo del Parmigiano Reggiano, uno dei prodotti italiani più famosi del mondo. Talmente famoso da essere imitato e bistrattato, ma quello vero, di Parmigiano Reggiano, è un patrimonio gastronomico che merita sicuramente un museo dedicato. Si trova all’interno della Corte Castellazzi a Soragna, un piccolo comune a pochi chilometri da Parma.

Come per gli altri musei appartenenti al circuito dedicato al cibo (tra cui quello della pasta), nasce per valorizzare, promuovere, tutelare quello che è un vero e proprio vanto italiano. Innanzitutto, la location parla per sé: la corte fa parte di un complesso, il castello Meli-Lupi, composto da una casa colonica e varie strutture pertinenti, tra cui l’ottocentesco caseificio di forma circolare. Il museo si trova al suo interno, dove sono stati lasciati in esposizione tutti gli strumenti e gli attrezzi che servivano alla tradizionale produzione. La camera del latte, la caldaia in rame per la preparazione del formaggio, le aree dedicate alla stagionatura: il percorso permette di comprendere tutte le varie fasi di produzione. Mentre oltre cento tra oggetti, immagini, documenti, illustrazioni narrano l’evoluzione delle tecniche, ma anche la storia commerciale del celebre formaggio. Che, suo malgrado, include decine di imitazioni e contraffazioni, alle quali è dedicata una parte dell’esposizione. 
 
Ma qual è la storia del Parmigiano Reggiano? E’ nel lontano medioevo che nelle campagne emiliane comincia a fiorire l’agricoltura e l’allevamento. In particolare, nel Duecento le aziende agricole più prosperose erano le grancie, legate ai monasteri. Nel parmense era inoltre a disposizione un ingrediente che non si trovava nel resto dell’Emilia, e che era fondamentale alla trasformazione casearia: il sale. Insomma, i mezzi necessari c’erano. Pare che proprio nei monasteri della campagna parmense la produzione del formaggio giunse alla realizzazione del ‘formaggio grattugiato’ di cui Boccaccio parla nel Decamerone. Durante il ‘300 la commercializzazione lo esportò al di fuori dei confini emiliani, e pare che già sul finire del secolo il Parmigiano Reggiano attraversò anche quelli nazionali. 
 
 
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