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Philadelphia. Il gusto dellÂ’etnico

Il gusto dell'etnico

Philadelphia si sta facendo conoscere anche per il fermento gastronomico che la contraddistingue. Punta di diamante sono soprattutto i ristoranti etnici che propongono, in modo originale e decisamente fuori dagli schemi, sapori ed ingredienti provenienti da ogni angolo del globo.

Philadelphia
La rinascita gastronomica di Philadelphia ha un nome: Stephen Starr. E’è lui il “guru” che l’ha trasformata aprendo in città tutta una serie di particolarissimi ristoranti etnici. Le atmosfere sono ricercate, gli arredi molto originali, la cucina è affidata ai più grandi nomi della gastronomia internazionale, niente è lasciato al caso. Una formula vincente a giudicare dal numero di locali che, a Philadelphia, portano la sua firma ineguagliabile. Tra questi, un grande successo riscuote l’"Alma de Cuba", un locale latino americano dove si possono gustare le creazioni dello chef Douglas Rodriguez ispirate alla cucina cubana. Sapori e ritmi dell’Avana, il tutto in Walnut Street, la via del gusto e dell’evasione per eccellenza della città.

La creazione più originale e trendy di Starr è senza dubbio il “Buddakan”. Apprezzato da star del calibro di Robert De Niro e Bruce Willis offre un design orientaleggiante, cibo asiatico preparato da mani sapienti e assaporato in sale arredate in modo essenziale, con un tocco giapponese e ai piedi di una statua gigante di Buddha. Una delle creazioni più recenti dell’onnipresente Starr è invece “Pod”. Anche qui sapori ed atmosfere asiatiche proposte però con l’ambizione di trasportare il cliente in un’esperienza sensoriale a tutto campo. Etnici gli arredi, insolite le sculture, ottimo il cibo.

Di sapore orientale anche il “Morimoto” (723, Chestnut Street), che prende il nome dal rinomato chef che lo gestisce, reso famoso da uno show televisivo: “The Iron Chef”. Con il “Tangerine” (di nuovo del solito Starr) , invece, si vola in Nord Africa. I sapori sono quelli tipici del Mediterraneo e si gustano in un ambiente da casbah marocchina illuminata da fasci di luce colorata e candele.

Giovane e alla moda “Jones” (700, Chestnut Street). Qui si gustano aperitivi, pranzi informali, cene a base di maccheroni e specialità americane. L’ambiente è sobrio: mura di pietra, colonne e cucina a vista. Perfetto per una clientela giovane anche il “Warm Daddy’s” (4, Front Street) che offre specialità gastronomiche del Sud degli Stati Uniti con un sottofondo assicurato sei giorni su sette da grandi artisti del blues.

Tra i locali sofisticati, vanno annoverati lo Zanzibar Blue (200, South Broad Street), dove si possono mangiare specialità internazionali o sorseggiare un whisky ascoltando musica jazz suonata dal vivo. O ancora lo “Stripped Bass” (1500, Walnut Street): reso celebre dal film Il Sesto Senso con Bruce Willis, è ricavato dai locali di una vecchia banca e propone dell’ottimo pesce. Per un aperitivo chic, il “Continental Restaurant and Martini Bar” (134, Market Street) che propone anche piatti di tipica cucina made in Usa.

Due indirizzi anche per i nostalgici. “Polly Esther’s and the Culture Club” (1201 Race Street) è perfetto per chi rimpiange la musica anni ’70 e ’80. E’ proprio questa la colonna sonora che accompagna la cena e i balli notturni. Infine, un pezzo di storia: “City Tavern” (138, 2nd Street), uno dei più antichi ristoranti della città. Fondato nel 1773 riporta, almeno per il tempo di una cena, all’America del XVIII secolo. Persino il personale è vestito in costume.
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